Imposta sul carbone per proteggere gli investimenti verdi

Imposta sul carbone per proteggere gli investimenti verdi

Analisi da Dr. Lorenc Gordani

Consulente legale su questioni energetiche

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Il futuro è ben definito e sta avanzando rapidamente verso integrazione del mercato energetico regionale. A tale riguardo, l’inizio del 2019, prevede che il mercato albanese sia abbinato a quello del Kosovo o direttamente nel contesto più ampio, ove possibile, in combinazione con l’Italia, il Montenegro e la Serbia (progetto AIMS avviato già a gennaio 2018).

Quanto sopra di sicuro influenzerà all’avanzamento della liberalizzazione di quello nazionale, facendo completare la piattaforma nazionale di scambio di elettricità (APEX), quella del mercato intraday e del bilanciamento, nonché all’espansione della gestione della rete da parte dell’ufficio d’asta congiunto (SEE CAO) di Podgorica.

Indipendentemente dall’opzioni adattati, dobbiamo pensare prima di essere lì, su come questa influenza la nostra produzione nazionale. Così il 2018 è stato un anno eccezionalmente piovoso ma appena la prima siccità di autunno e il rialzo del prezzo si è fatto sentire. Cosi some secondo l’indice pubblicato annualmente dal World Energy Trilemma Index, l’Albania ha perso tre posizioni nelle classifiche globali di sostenibilità energetica.

Eppure il tutto può essere facilmente evitabile con una politica un po’ più lungimirante che potrebbe approfittare del sviluppo delle rette per dare un nuovo impulso al rilancio del settore energetico, poco dinamico anche a causa, di una mancata competitività riguardo l’energia sussidiata proveniente dai nostri vicini.

Tale realtà e dovuto al mantenere in attività per molto tempo delle vetuste centrali a carbonio e nucleari a regione che praticamente hanno ripagato tutto il loro costo d’investimento. Il tutto a favore dei commercianti che oltre ad essere i maggiore player di trading nella regione sono spesso anche proprietari degli impianti, che tra altro concorrono nella gara dei sussidi europei a rinnovare o costruirne dei nuovi impianti.

Naturalmente, la velocita di avanzamento dei nuovi investimenti sono dovuto a varie ragioni, a partire dalle limitate possibilità offerte dalla liberalizzazione del mercato elettrico riguardo agli investimenti mancati alla rette di distribuzione. Ma comunque con gli investimenti in atto in tale direzione, prioritario e responsabile diventa il giusto fare pesare l’importazione dell’energia da carbone.

Come ancora più ovvio, sarebbe la creazione di un regime di sostegno nazionale, basata sull’entrate dall’obbligo dei fornitori dell’energia a includere una tassa predefinito per le energie rinnovabili nella loro offerta, o i grandi consumatori dell’energia ad includere una quota di consumo da fonti rinnovabili dell’energia.

Quanto qui sopra, nei fatti avrebbe dovuto venire attraverso l’obbligo a livello regionale dell’utilizzo di certificati verdi. Ma il mancato delle previsioni in questa direzione sono dei chiari segni di mancato volontà politica nella regione verso le iniziative della decarbonizzazione e l’uscita dal nucleare, se non il sostenere indirettamente le loro industrie nazionali.

Un motivo della quale è stato il prolungare dell’attesa d’esito sulla chiusura dei vari centrali e reattori nucleari in Bulgaria e Romenia, e al carbonio in Kosovo, Serbia, Bosnia ed altro, come i nuovi progetti legati con ai gasdotti nei Balcani, che altrimenti porterebbe i rinnovabili ad riacquistasse valore e probabilmente tagliare la necessita di sussidi diretti tramite contratti di lungo tempo.

Comunque delle qui proposte o altro che si possono avanzare, nell’interesse nazionale si dovrebbe reagire prima possibile e con più decisione. Si parla di mancato di investimenti per milioni di euro e rilancio delle occupazione nostrana. Concretamente dopo la creazione di competenze ad ogni anno il tutto avviene anche con una riduzione rilevante dei costi di investimento. Altrimenti significa ridurre il tutto lo sforzo di integrazione a beneficio delle compagnie che importano il “carbonio” prodotto dai vicini facendo “svolazzare” all’estero ogni anno milioni di euro.

Nota: I diritti e l’opinione espresse in questo articolo appartengono al suo autore. Nonostante tutti gli sforzi compiuti per garantire l’accuratezza di questa pubblicazione, quanto qui non intende fornire consulenza legale in quanto le singole situazioni possono differire e dovrebbero essere discusse con un esperto. Per qualsiasi consulenza tecnica o legale specifica sulle informazioni fornite e argomenti correlati, si può contattare attraverso l’indirizzo e-mail “lorenc_gordani@albaniaenergy.org”.

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