Il WACC questo grande “sconosciuto” da Dr. Lorenc Gordani

Il WACC questo grande “sconosciuto”

Autore: Dr. Lorenc Gordani

Consulente legale su questioni energetiche

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Le energie rinnovabili sono attraenti e positive per molte ragioni, ma presentano alcune peculiarità dal punto di vista degli investimenti. Gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili (FER), a differenza delle fonti fossili, sono caratterizzati da alti costi capitali iniziali e da bassi costi variabili e operativi una volta che l’impianto è in esercizio, nei fatti, la prima materia, ossia l’energia che viene da sole, come quello eolico, idro e simili, e gratis ed infinito.

Comunque quanto sopra, significa che l’investitore dovrà sostenere un forte impegno iniziale di capitale, che recupererà solo molto successivamente all’entrata in esercizio dell’impianto stesso. Per appunto tagli investimenti si qualificano come di forte capitalizzazione, ed per il quale il valore del denaro è fondamentale alla loro realizzazione.

Siccome, un progetto richiede il passare di almeno 3-4 anni prima di iniziare a generare un valore positivo annuale netto, l’investitore avrà un alto grado alto di incertezza sul ritorno economico di tale investimento. Incertezza che influenza il costo al quale le banche metteranno a disposizione i propri capitali. Cosi nel caso delle rinnovabili, proprio a causa della loro struttura, il costo del capitale diventa una delle condizione fondamentale per la realizzabilità dell’impianto.

Il concetto del costo del capitale può essere riassunto dal parametro del Weighted Average Cost of Capital (WACC). La formula di tale parametro contiene, infatti, il costo del capitale di equity ed il costo del capitale di debito (cioè l’interesse richiesto dalle banche), pesati in funzione della loro quota rispetto al capitale totale investito. Il WACC rappresenta quindi il costo da affrontare per ottenere i capitali necessari all’investimento, e quindi rappresenta anche il rendimento minimo che tale investimento dovrà avere.

Si capisce subito che tale parametro, rappresentando il grado di incertezza e di rischio di un determinato investimento, dipenderà dal tipo stesso di investimento (impianto idro, eolico, solare, ecc.), ma sarà anche funzione del Paese e del relativo contesto giuridica in cui sarà effettuato. A causa della struttura di costo, il WACC delle FER potrebbe essere alto fino al punto da non consentire gli investimenti stessi.

A riguardo, le soluzioni adottate nei paesi giudicati da sistema finanziario di alto rischio e quindi con il costo più alto di investimento sono vari. Uno dei più efficaci a riguardo sono i fondi di supporto allo sviluppo delle FER che servono (o dovrebbero servire) proprio a ridurre il costo del capitale per tali tipi di investimento, fornendo agli investitori, con varie modalità, delle maggiori certezze sui futuri flussi di cassa che l’impianto sarà in grado di fornire una volta in esercizio.

Questo è l’argomento è un interessante studio pubblicato all’interno del progetto Diacore dell’Unione Europea. Lo studio si è concentrato sul settore dell’eolico onshore, cercando di stimare, per ogni Paese UE, i livelli del WACC per tale tipo di investimento e i fattori di incertezza ritenuti più sensibili. Come si nota, per lo stesso tipo di investimento ci sono grandi differenze tra i Paesi, e questo genera ovviamente differenti ostacoli e differenti possibilità di sviluppo delle FER (eolico onshore, in questo caso).

Lo studio ha inoltre esaminato quali siano i fattori di incertezza più sensibili dal punto di vista degli investitori: mediamente, è risultato che il parametro chiave è la struttura stessa delle politiche di sostegno agli investimenti nelle FER, cioè l’efficacia di tali politiche nel mitigare adeguatamente il rischio percepito dagli investitori. Questo è un chiaro segnale di come tali investimenti siano ancora fortemente dipendenti dalle politiche di supporto pubblico stabilite in un determinato Paese.

Lo studio ha considerato tutta una serie di fattori di incertezza (Politiche nazionali di supporto, procedure amministrative, consenso sociale, problematiche tecniche, instabilità/inaffidabilità regolatori, ecc.). E in Albania? Lo studio non lo analizza, facendo mancare una analizzi quanto mai utile dei rischi ritenuti più importanti riguardo investitori. Ma di fatto si sa che da altre 13 progetti fino ora annunciati (l’ultimo a luglio 2015) per lo sviluppo eolico fino ora non è stato iniziato dai lavori nessuno di essi. Come dall’altra parte oltre 393 progetti iniziati a idroelettrico sono rimasti in carta.

Quindi riferendosi a quello più spesso riscontrati, tra le più problematiche possiamo elencare il rischio rappresentato dalle mancanze di progetti tecnici affidabili, mancanze riguardo la gestione di contratti di partenariato, problematiche amministrative, questioni legati alla trasparenza, capacita tecniche della rete di assorbire le risorse volatili dei rinnovabili, etc. Quindi, tutto sommato aspetti che, anche se spesso percepiti come dipeso da necessita di ingenti investimenti, come la pratica ha dimostrato in molti settori, grazie anche lo sviluppo di tecnologia si può indirizzare con un po’ di volontà da tutte le parti e naturalmente molto impegno professione.

Nota: I diritti e l’opinione espresse in questo articolo appartengono al suo autore. Nonostante tutti gli sforzi compiuti per garantire l’accuratezza di questa pubblicazione, quanto qui non intende fornire consulenza legale in quanto le singole situazioni possono differire e dovrebbero essere discusse con un esperto. Per qualsiasi consulenza tecnica o legale specifica sulle informazioni fornite e argomenti correlati, si può contattare attraverso l’indirizzo e-mail “lorenc_gordani@albaniaenergy.org”.

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